Mostra “Universi a Parte” di Marco De Santi

Manifesto Fuorisalonemonza 2018

Domenica 15 aprile 2018 h. 17:30: Presentazione della personale

Domenica 15 Aprile alle h. 17.30 si terrà da Gingerine l’inaugurazione della mostra “Universi a parte”, personale di Marco De Santi che proseguirà fino al 28 Aprile.
La mostra sarà accompagnata dalle letture di una selezione di brani dei grandi maestri del design italiano e dal dj set a cura di Dj Cassa. Seguirà un aperitivo light.

Marco De Santi è un artista e designer di Varese, allievo e collaboratore di Andrea Branzi e Michele De Lucchi, nonché docente a contratto alla Scuola di Design del Politecnico di Milano e fondatore dello studio di progettazione e showroom De Santi Design.

Sviluppa la propria ricerca lavorando su temi antropologici come “la metropoli genetica” e “l’involuzione del corpo umano a contatto con l’ambiente e gli oggetti”.
La mostra vedrà in scena alcuni suoi oggetti e installazioni di diversa natura.
In particolare verranno esposti “Reietti”, un gruppo di vasi in frantumi che rappresentano le persone messe ai margini della nostra società. Composti da scarti, macerie e frammenti incastrati o incollati, questi vasi costituiscono dei “corpi fragili” dagli equilibri deboli e rispecchiano l’instabilità fisica e mentale dei nostri corpi contemporanei. La loro forma è sfumata e la loro funzione è soltanto evocata. Il corpo dell’oggetto non riesce più a contenere il liquido e si propone solamente come un fragile supporto per lo stelo del fiore.
L’artista raggiunge così il suo obbiettivo: abbattere l’architettura per costruire la casa di un fiore.

Vi aspettiamo per una immersione non solo in altri mondi come sempre vorremmo fare, questa volta negli “Universi a Parte” di Marco De Santi.

A seguire riportiamo tutti i brani letti durante l’inaugurazione.

mostra marco de santi

Mi sconvolgeva l’idea che esistessero delle regole che consentivano ai progettisti della stirpe degli esperti di proporre, nella loro veste di specialisti nel migliorare la qualità della vita degli uomini, prodotti studiati esclusivamente per soddisfare un formalismo estetico quando belli o un formalismo scientifico, quando funzionali. […] Mi sono chiesto se non c’era proprio altro da fare o se valeva la pena, prima di progettare e di accettare inconsciamente queste regole, di vedere se per caso si poteva progettare con delle regole diverse, nuove o per lo meno più interessanti e divertenti.
Una delle cose tra le tante che mi interessava maggiormente capire era quale dovesse essere il reale ruolo del progettista […] mi terrorizzava il pensiero dell’incredibile potere che aveva in mano chi, progettista istituzionalizzato, progettava e imponeva prodotti condizionando i comportamenti e la vita di coloro che li avrebbero usati.
Michele De Lucchi  1978

C’è un ipotesi di spiegazione dell’universo che dice che il big bang sia stato una quindicina di miliardi di anni fa e che, per quello strano fenomeno del tempo collegato alla materia, quel big bang sia ancora in corso adesso e che tutti quegli anni siano nei fatti concentrati in un unico, secco e infinito istante. È una bellissima visione a cui i fisici stanno lavorando e che spero molto  possano presto confermare con qualche semplice e comprensibile formulina matematica. Nell’attesa mi piace pensare che essendo tutto l’universo ancora in esplosione e in continua trasformazione anche le cose del mondo meritano di appartenere a questa evoluzione.
Sperimentare è dare seguito a questa espansione siderale dell’universo che non potrà fermarsi mai perché sta nell’infinità dell’etere e, anche se abbiamo già una quindicina di miliardi di anni e una quindicina di miliardi di sedie e una quindicina di miliardi di lampade, c’è ancora spazio per creare nuove sedie e nuove lampade da qui all’eternità.
Michele De Lucchi  2015

Gli oggetti domestici dell’antica Grecia esprimono in maniera esemplare la propria “irridente” autonomia rispetto ai grandi sistemi della cultura classica.
Le opere eterne della classicità erano state pensate per impedire a Kronos, dio del tempo e padre degli Dei, di divorare i propri figli, rendendoli imperituri; ma i cocci micenei al contrario erano fragili, cotti al sole e dipinti con segni rapidi; essi esprimevano l’ “altro mondo” mediterraneo, quello più calcinato, animista e quotidiano; ammiccante a una vitalità femminile inafferrabile e sibillina.
I cocci micenei testimoniavano l’esistenza di due universi che pur convivendo, l’uno dentro l’altro, non coincidevano mai: l’universo solido ed eterno dell’architettura e quello fragile e vitale degli oggetti domestici, che faceva rimbombare dentro alle case l’eco delle sacre risa delle vestali, irridenti lo stesso dono dell’esistenza.
Negli arcipelaghi e nei villaggi greci l’ “anticlassicità femminile” agiva dunque negli spazi interni delle cucine, nei rispostigli, nei sottoscala; producendo una selva di figurine fittili strabiliate, rese folli dai misteri dell’Eros e del mare; un universo presocratico che si interrogava ridendo sugli enigmi cosmici.
Andrea Branzi 2007

“A cosa servono i vasi da fiori?” E’ così patetico e fuori moda fare vasi da fiori?
È così romantico e innaturale dedicarsi a comporre fiori e foglie per farne una composizione decorativa? È così manieristico ed effimero? Avrà mai un senso fare dei vasi di vetro colorato di forme diverse dopo cinquecento anni che gli uomini fanno vasi?
Oggi?
Oggi che tutto deve avere un senso?
Che tutto deve valere qualcosa?
Che tutto deve essere conveniente e pratico?
Oggi che vince solo la razionalità e la tecnologia?
Per me si.
Sono ancora convinto che viviamo in un’epoca romantica. Più va avanti il consumismo e più necessità di romanticismo abbiamo. Oggi tutto è fatto per colpire sensorialmente, e questa è la matrice pure del romanticismo. Oggi bisogna emozionare.
Michele De Lucchi

Come mi succede spesso negli ultimi anni infatti, il vero centro del mio interesse sono i fiori: per la loro misteriosa presenza profumata e colorata dentro lo spazio dell’uomo. Come gli ikebana giapponesi attorno a cui si sviluppa l’architettura, o i tokonoma che raccolgono in una sorta di piccole nicchie la letteratura e i simboli domestici privati.
Credo che uno dei compiti del design sia infatti quello di saper aggiungere al mondo costruito non dei decori inutili, ma degli spazi autonomi, dei micro-luoghi dedicati a ciò che può sembrare superfluo, ma senza il quale tutto diventa inutile; lo spazio per i fiori, per gli oggetti sacri delle civiltà laiche.
Andrea Branzi  2007

Ho sempre pensato che i vasi non sono soltanto vasi.
Essi non sono nati per contenere qualcosa, ma per rappresentare con la loro forma concava i cicli generatori dell’universo, i buchi neri del cosmo.
Il lento movimento circolare del tornio, su cui nascono, riproduce l’energia ciclica delle costellazioni, un movimento generatore che dal fango fa nascere tutte le forme e la vita.
Il fuoco che tutto consuma, consolida la loro terra rendendola eterna.
I vasi sono presenti in tutte le civiltà, in tutti i paesi, in tutti i deserti; i piccoli frammenti dispersi di antichissime brocche sono la testimonianza certa dell’esistenza su quel terreno di villaggi scomparsi o dell’accampamento di nomadi in marcia.
All’interno di un vaso si conserva dunque un frammento della storia dell’uomo e del suo rapporto con l’universo; una penombra sacra.
Andrea Branzi  2017

Avevo una macchina fotografica che era una scatoletta nera a fuoco fisso. Cercavo di fotografare sassi, pezzi di legno e lattine vuote, arrugginite, resti di chissà quali lontani picnic di gente a cui piacciono le passeggiate in montagna; specialmente le signore, che poi raccolgono mazzolini di fiori e dicono: “Come è bella la natura”.
Io con la mia scatoletta nera a fuoco fisso avrei voluto fotografare i resti disseccati di qualche legno, o le scatolette vuote, o qualche pezzo di filo di ferro spinato arrugginito e disseccato anche lui, forse anche lui resto di qualche altra guerra antica, dimenticata.  Volevo fare qualche fotografia un po’ metafisica, ma non capivo niente. Forse già allora mi emozionava vedere ruderi, rovine, relitti, fantasmi del passato; qualche idea della morte.
Su quella brulla e stupida montagna c’era tutto.
Ettore Sottsass

Il Karma è l’alone sacro che circonda il corpo degli uomini. L’Eros è la manifestazione dell’energia cosmica che attraversa l’Universo. Nell’India Antica il sesso e l’orgasmo erano espressione della potenza creatrice che muove il mondo. Nella Roma latina il sesso e i giochi erotici erano parte di una innocente e raffinata concezione della vita. Nell’Oriente il sesso segreto era il mistero erotico dell’amore. Nel Rinascimento il sesso era mito letterario.
La Modernità del XX secolo ha ignorato il sesso, la morte, il sacro, il destino, il mistero, l’orgasmo; realtà irrazionali e primitive destinate a scomparire nell’ordine della Civiltà Industriale.
Andrea Branzi 2012

Gli oggetti come pensiero dell’universo, l’uomo come spettatore.
La metropoli attuale, senza origine e senza destino, non esprime una condizione architettonica, ma merceologica; l’universo con cui siamo in contatto è costituito dagli oggetti. Essi sono oggi una presenza estesa e piena, più complessa e ricca dell’uomo. Gli oggetti rappresentano quel mistero dell’universo che un tempo fu il ruolo dell’uomo. Quell’incontro emozionante con essi, la loro ricca funzione e la loro vita lunga o breve, permette all’uomo di porsi in una posizione più protetta, di chiamarsi fuori, come comprimario, da scene storiche troppo forti.
Andrea Branzi 1986

Una nuova definizione della metropoli come giacimento genetico. Una realtà urbana dove l’architettura non costituisce che un debole sistema connettivo a un coacervo di presenze umane, di relazioni, di interessi, di scambi che riempiono totalmente lo spazio. […]
Sei miliardi e mezzo di persone costituiscono una sorta di plancton. Le presenze umane interrompono la prospettiva, creano flussi irripetibili di scene, non solo antropologiche, ma corporee.
Per chi progetta l’ambiente, tutto questo significa constatare che il gesto progettuale, unico e concentrato, è oggi sostituito da una sorta di sciame diffuso di vibrazioni progettuali che ogni soggetto presente nello spazio produce; per segnalare se stesso, la sua presenza creativa, la sua energia genetica.
Andrea Branzi 2006

Passavo i giorni con artigiani del ferro, del legno, della ceramica, del vetro perché mi aiutassero a capire che cosa poteva succedere con le diverse materie e che cosa poteva succedere quando il vuoto, lo spazio vuoto, la solida idea dello spazio vuoto era fatta a pezzi dalla presenza di linee, di superfici, di una qualsiasi traiettoria, di una qualsiasi materia, compresa la luce, dentro al solido del vuoto.
Anch’io, mio malgrado, ero in continuo movimento, anch’io, mio malgrado, volevo sapere tutto, conoscere tutto, provare tutto.
Ettore Sottsass

I barbari hanno sempre paura degli occhi che dentro hanno, proprio in fondo, un orizzonte celeste.
Ettore Sottsass

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