Mostra “Design di ordinaria follia” di Mamarocket

Domenica 14 aprile 2019 h. 18:00:
Presentazione della mostra “Design di ordinaria follia”

Mamarocket per Gingerine: esplorando il bilico tra forma e funzione

Folle è l’atto temerario e irragionevole: istintivo, pre-sociale, estetico.
Folle è quindi l’arte, libera di non essere altro che se stessa.
E il design? Cosa accade quando il design abbandona pianificazione, progettazione accademica e precognizione? Accade che la forma diviene pretesto per scandagliare spazio e materia, e che la funzione diviene un gioco narrativo: lucidamente folle, timidamente libero, sinceramente ironico.

Domenica 14 Aprile alle h. 18.00 verrà inaugurata presso il negozio Gingerine la mostra di giovani designer legati dal progetto Mamarocket: AH/OK, Dozen Design, Langsam e Libri Finti Clandestini.
La mostra sarà completata dalla lettura di brani dei grandi maestri del design.
L’accompagnamento musicale sarà curato da Dj Cassa che creerà un’“Architettura sonora” attraverso pezzi sussurrati di musica postmoderna, alcuni dei quali composti da un famoso architetto/designer come omaggio alla sua carriera e alla capacità dei grandi maestri di saper essere trasversali tra le arti.
Seguirà un aperitivo light.

L’intento di Gingerine, sia come negozio che come spazio espositivo, è quello di dare spazio alle realtà che mantengono le caratteristiche di una produzione d’eccellenza nell’alto valore creativo, comunicativo e qualitativo. Nasce così la collaborazione con Mamarocket, il Movimento dell’eccellenza del Design Indipendente Made in Italy.
Con il termine Indipendente si intende quel design libero nella sua espressione, autonomo rispetto a processi produttivi e distributivi di grande scala e quindi svincolato da logiche produttive industriali.
Anche quest’anno così la mostra dà spazio a designer il cui lavoro si avvicina molto, proprio per queste caratteristiche, a quello delle produzioni artistiche.

In mostra ci saranno lavori di:

AH/OK
Il brand AH/OK presenta una mini collezione di grandi teli realizzati interamente in fibre tessili vegetali pregiate che dialogano con i motivi grafici astratti e segni imperfetti in un equilibrio estetico di grande contemporaneità.
DOZEN DESIGN
Il duo milanese ispirato da Bruno Munari e Alfred Jarry espone Altarino —edicola votiva post-contemporanea dedicata all’amore— ed una serie di piccoli oggetti magicamente (in)utili.
LANGSAM
La designer e apprendista ceramista Giulia Ruzzenenti presenta il brand LANGSAM attraverso i vasi COCCI, Studi di forma. Realizzati al tornio. Incontinenti e il foulard VOLATILI SU SETA Connubio di flora e fauna, gli oggetti sono il frutto di un lavoro di collaborazione con designer e realtà artigianali.
LIBRI FINTI CLANDESTINI
Il misterioso designer del riciclo d’autore presenta inediti libri-oggetto, vere e proprie wunderkammer in miniatura, pezzi unici dall’incredibile sapore di futuro del vintage. Poesie di carta.

La mostra sarà visitabile nei giorni di apertura del negozio Gingerine
(Mar-Sab: 10-12:30 / 15:45-19:00) da martedì 09/04/2019 a giovedì 18/04/2019        

A seguire riportiamo tutti i brani letti durante l’inaugurazione.

Il Kitsch è legato all’arte in modo indissolubile, ma è anche un fenomeno sociale in un mondo dove è sempre maggiormente limitato lo spazio dell’artista che crea e dove al contrario si allarga sempre di più la produzione intesa come ripetizione di una catena operativa in cui l’uomo viene praticamente eliminato.
Ripetizione cui consegue una nuova attività nella relazione dell’uomo con l’ambiente: il consumismo.
Ecco, il kitsch è essenzialmente questo: moltiplicabile e deperibile. Nato nella Germania di fine secolo con vari significati (vendere una cosa al posto di un’altra; spazzatura artistica; far di mobili vecchi mobili nuovi) “kitsch” ha finito per significate la negazione dell’autentico; anzi l’autentico in versione supermercato, cioè stravolto da un qualcosa che rende il pezzo raro alla portata di tutti e di tutte le tasche: autenticamente falso. In questo contesto, una figura nuova si impone all’attenzione: il designer. Egli si pone a metà fra il creatore di idee e il consumatore. Diventa un tecnico dell’arte piuttosto che un artista egli stesso; egli progetta ma avendo presente solo ciò che il pubblico vuole, che è disposto a comprare.

La conclusione: ogni essere umano in quanto uomo quotidiano non può che sottostare al kitsch, sia egli un eroe, un asceta, un artista. Il kitsch non è eliminabile. È meglio allora imparare a viverci insieme, ad addomesticarlo. L’essenza del fenomeno va ricercata nel modo di porsi della produzione industriale. Già, perché la nostra società produce, e produce perché qualcuno consumi. Senza spreco non c’è produzione, non c’è consumo e il sistema s’inceppa. E perché ci sia spreco occorre creare bisogni sempre nuovi.

Il grande numero e la grande serie contengono e implicano il concetto di “banale”. Il kitsch piace all’uomo di massa perché è fatto da lui stesso. Ma proprio perché capace di instaurare le relazione “vere” dell’uomo con gli oggetti che usa e che lo circondano, il kitsch rivela di essere quella reale capacità creativa, quel modello formale che si stabilisce davvero nel maggior numero di individui. Kitsch è arte applicata e adattata alla vita di “tutti” e di “tutti i giorni”. Il kitsch dunque è una presenza fortissima, ineliminabile e vincente.

Alessandro Mendini

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